Dal centro nazionale

Abbonamento a feed Dal centro nazionale
Aggiornato: 1 ora 34 min fa

Ad un anno dalla scomparsa di mons Bianchi

Gio, 03/08/2017 - 08:22

La Chiesa va amata più di quello che merita.

Non è questa un’eccezione, è una legge della vita: tu cresci, diventi uomo se i tuoi genitori ti amano più di quello che meriti; tu diventi il “noi” della amicizia, della famiglia, se incontri qualcuno che ti ama “di più” e perciò ti fa diventare “di più”: bisogna incontrare l’esperienza del regalo, del dono, della gratuità, perché le dimensioni della nostra umanità si possano dilatare fino alla loro piena misura. 

Anche nella Chiesa accade così: se tu partecipi a misura di quello che ricevi, presto te ne andrai. Se tu misuri il valore della tua comunità a partire da quanto ti dà, ti sentirai sempre un creditore, esigente e rabbioso. Se pensi di essere tu un dono per la parrocchia, il gruppo, la Chiesa, e non la Chiesa un dono per te, non riuscirai mai a viverla come uno slargo di amore nella tua vita. 

La Chiesa va amata di più: più di quello che appare, più di quello che merita; più di quello 
che dice o decide il giudizio comune. Il Signore ci ha amato fino al dono del sangue, fino al sacrificio della vita, mentre noi eravamo ancora lontani, disinteressati e distratti. 

La chiesa va amata più di quello che merita, con la stessa larghezza, con la stessa gratuità con cui la ama Dio, e questo la spinge e quasi la costringe a diventare migliore, ad essere una Chiesa più degna di Dio e delle persone a cui si rivolge. 

(da un’omelia di mons. Mansueto Bianchi)

Un anno fa mons. Mansueto Bianchi, dopo più di quattro mesi di lotta contro la malattia, chiudeva gli occhi alla scena di questo mondo per poter partecipare pienamente alla “vittoria dell’Agnello” che fu oggetto del suo studio biblico e della sua preghiera.

Lo ricordiamo con riconoscenza, ripercorrendo con la memoria del cuore i momenti condivisi e, in essi, la bontà discreta, l’ironia, l’acutezza delle analisi, la passione per la Chiesa e il desiderio di servirla, nel tempo della conversione missionaria auspicata dall’ “Evangelii Gaudium”.

Ascoltando in circostanze diverse tanti soci di varie diocesi d’Italia, siamo rimasti colpiti dall’eredità che mons. Bianchi ha donato alla vita associativa soprattutto attraverso la sua predicazione competente, coinvolgente, appassionata. L’amore per la Parola che ci ha testimoniato costituisce, più che un ricordo, un impegno; è una ricerca che continua.

Ripensiamo con evangelica gratitudine anche al tempo della malattia, che ci ha permesso di essere testimoni di un grande esempio di pazienza, di offerta, di mitezza, di fede. Indebolito nel corpo, mons. Bianchi ha manifestato con ancor maggiore trasparenza la sua forza d’animo, la fraternità e l’amicizia di cui era sinceramente capace.

Insieme alle diocesi di Volterra e di Pistoia che lo hanno avuto come Pastore e alla comunità cristiana di Lucca che lo generò alla fede, l’Azione Cattolica Italiana invoca la pace di Dio per mons. Mansueto Bianchi e lo sente, nella comunione dei Santi, ancora maestro ed intercessore.

All’inizio di un anno associativo ispirato dall’amore manifestato da una vedova al Tempio di Gerusalemme, sentiamo la parola di mons. Bianchi come un puntuale invito, un amabile comando ad “amare la Chiesa con la stessa gratuità con cui la ama Dio”: sia anche questa la nostra passione cattolica.

La Presidenza Nazionale

Estate con…«Segno». Riposo, buone letture e tante scoperte

Mer, 02/08/2017 - 11:25
Entra e leggi, disponibile l’intero numero

Borghi nascosti, chiese meno conosciute, letture privilegiate, buona musica. Il tempo delle passioni migliori è questa estate. Da gustare, assaggiare, divorare con gli occhi e le orecchie. Il tempo delle vacanze – nei luoghi di villeggiatura ma anche in città – consente di spalancare il cuore su realtà che durante l’anno spesso ci sfuggono per la troppa fretta. E, ugualmente, offre l’opportunità di dedicare tempo alle relazioni con le persone.

Il dossier del numero di Segno di agosto, dunque, non può che occuparsi di respiro di Assoluto e buone letture. Cominciando da quelle dell’Ave, con la nuova edizione di due libri Carlo Carretto, e poi assaporando la storia umana di padre Paolo Dall’Oglio.

Ma ottobre è vicino e i lavori per la 48ma Settimanasociale dei cattolici italiani cominciano a entrare nel vivo. Tanti gli spunti in un articolo che fa il punto della situazione.

E poi esperienze di “buona missione” nell’altro lato del mondo. Con lo slogan Aleppo più bella la comunità latina di padre Ibrahim Alsabagh ha lanciato un piccolo segno di speranza per ricostruire il mosaico della pace in una città siriana martire distrutta dalla guerra, mentre a Korogocho, bidonville di Nairobi, patria degli scarti umani, un missionario comboniano spiega a Segno cosa significhi stare vicino
 ai poveri. E parla di «una Chiesa 
che va fuori, che tiene
le porte aperte».

Ac, e non solo. Il vicepresidente Ac per il settore Giovani, Michele Tridente, analizza i passi compiuti, e quelli prossimi, per preparare
 il Sinodo 2018. L’importanza del questionario e dei temi sollevati, e il ruolo dell’associazione nelle tappe di avvicinamento all’assemblea dei vescovi.

Il Consiglio nazionale di Ac ha definito gli Orientamenti triennali con i “verbi”
 da interpretare e vivere a livello associativo per il periodo 2017-2020, illustrati dalla vicepresidente per il settore Adulti Maria Grazia Vergari: custodire, abitare, generare. L’icona biblica è «Vi precede in Galilea». Quattro, invece, le attenzioni specifiche: cura della parrocchia, dialogo con le culture, vita laicale e popolarità.

L’editoriale è firmato da Carlotta Benedetti, segretario generale di Ac, dedicato al convegno presidenti e assistenti (Bologna, 8-10 settembre).

Per gli strumenti della vita spirituale, don Marco Ghiazza ci parla di un accompagnamento che vuole aiutare ciascuno di noi a uscire dal comodo e travolgente stile di vita del 
“fanno tutti così” per promuovere il primato della coscienza e l’esercizio di una libertà responsabile. Chi prende per mano non ha fretta di dare risposte, semmai vuole condividere un cammino. A cura del collegio assistenti prosegue la rubrica “Perché credere”.

 

Scarica il pdf

Don Antonio Mastantuono è il nuovo Assistente ecclesiastico nazionale della Fuci

Sab, 29/07/2017 - 11:39

L’Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana, mons. Gualtiero Sigismondi, ha provveduto alla nomina di don Antonio Mastantuono quale Assistente ecclesiastico nazionale ad interim della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. La Presidenza nazionale e la Federazione tutta «accolgono con grande gioia la nomina di un nuovo Assistente ecclesiastico, punto di riferimento pastorale indispensabile in questo percorso di crescita, che vivono i giovani universitari cattolici italiani». A don Antonio che dal 2016 ricopre il ruolo di Vice assistente ecclesiastico generale dell’Ac, gli auguri della Presidenza nazionale Ac e dell’Associazione tutta per la chiamata a questo ulteriore servizio pastorale, in sostituzione di padre Michele Pischedda cui va il ringraziamento di tutti per la passione e l’impegno profusi nei suoi sei anni in Fuci.

Adesioni 2018: #FuturoPresente

Gio, 27/07/2017 - 13:21

Sono online i primi materiali della campagna adesioni 2018, che avrà come slogan "#FuturoPresente", per continuare a celebrare il 150° anno dalla fondazione dell'Azione Cattolica. Nella pagina dedicata, potrete trovare tutti i dettagli del tema, insieme ad una serie di strumenti pensati per curare l'adesione e per promuoverla anche ai non aderenti, in parrocchia come in diocesi. Una pagina da tenere d'occhio: di qui a settembre si arricchirà di contenuti e idee!

I tre insegnamenti dei “detrattori” di papa Francesco

Mer, 26/07/2017 - 10:10

di Luigi Alici* - Mi ero ripromesso di non scrivere più nulla, in interlocuzione con la lobby -  molto attiva sui social - dei detrattori a spada tratta di papa Francesco. Anche perché, ormai, tutte le frecce risultano sistematicamente spuntate e sul tappeto, alla fine, resta solo polvere. Molto probabilmente, fra qualche anno, quando ci sarà un minimo di distanza storica, questa sarà a malapena ricordata come una delle tante, patetiche battaglie di retroguardia che, nella lunga storia della Chiesa, hanno cercato invano di ostacolare il suo cammino.
Già ora l’attacco sistematico al papa appare frutto di una chiusura pregiudiziale. È umanamente impossibile per ogni essere umano, animato dalle migliori intenzioni, non riuscire a combinare nella propria vita nulla di buono: per questo, raccogliere e rilanciare notte e giorno solo giudizi negativi contro Francesco, senza mai dare conto di qualche frutto positivo, è un’operazione che si scredita da sola. Nel migliore dei casi una prevenzione ideologica, nel peggiore una strategia diffamatoria che ha qualcosa di diabolico.
Basterebbe almeno riconoscere, sportivamente, l’attività caritativa diffusa che il papa promuove, senza suonare tante trombe, a favore dei poveri, recentemente descritta come “la carità nascosta di papa Francesco“.
Nemmeno un cieco, d’altra parte, potrebbe negare i risultati della diplomazia vaticana, ispirata da Francesco: in un suo blog (peraltro più equilibrato che “schierato”), Iacopo Scaramuzzi ha scritto: “Jorge Mario Bergoglio, insomma, muove le cose. Non sono solo parole. E non è solo brillante politica estera, le mediazioni vaticane a Cuba e nel resto dell’America Latina, lo scontro con Donald Trump, il riavvicinamento a Cina, Iran, Russia, paese quest’ultimo dove il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin si recherà in visita quasi certamente nel mese di agosto”.
Aggiungerei i risultati dello straordinario viaggio in Egitto, appena descritti, in modo sobrio e documentato, da Enzo Romeo, sull’ultimo numero di Dialoghi (“Francesco il tessitore: la sfida del dialogo contro il fanatismo”, Dialoghi, 2/2107).
Ancora più deplorevole e quasi rivoltante l’uso del dramma di Charlie Gard, il bimbo inglese affetto da una rara sindrome da deperimento mitocondriale: mentre Francesco - discretamente e concretamente - stava attivando l’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, è partito un tam tam indecente sul suo presunto “silenzio”. Evidentemente qualcuno sogna un magistero papale fatto di declami e anatemi, dietro ai quali l’inerzia più totale sarebbe un corollario irrilevante.
Voglio però intervenire ancora una volta, cercando di volgere in positivo la lettura del fenomeno, dal quale si potrebbero ricavare almeno tre insegnamenti:

1) Anzitutto, l’accanimento contro papa Francesco testimonia chiaramente, a contrario, l’altezza della sua figura e la limpidezza del suo operato; in una parola, la sua autenticità evangelica. Se infatti, dopo aver fatto le “analisi del sangue” all’intera biografia di Bergoglio, fin nelle pieghe più riposte della sua vita, si continua ad andare avanti così, cioè riciclando il nulla, possiamo stare davvero tranquilli. Per la verità, molti di noi non avevano dubbi: ma ormai ce ne viene offerta una motivazione ulteriore, ad abundantiam. Se gli unici argomenti contro il papa sono un conclave illegittimo, o il fatto che egli chieda un avvicendamento alla Congregazione per la dottrina della fede in seguito alla scadenza ordinaria di un mandato, o invocando addirittura il cardinale Martini (ritenuto sempre inaffidabile e ora trasformato in una auctoritas), vuol dire che abbiamo davvero un santo papa. È stato raschiato il fondo del barile, lasciamo che i morti seppelliscano i morti.

2) In secondo luogo, gli attacchi a papa Francesco contengono in se stessi la misura della loro contraddizione e in un certo senso ci offrono un criterio per distinguere in modo inequivocabile parresia e maldicenza. Come ha scritto qualche tempo fa Andrea Grillo, quanti hanno condotto una crociata intransigente contro il moderno rischiano di diventare vittime di una “sindrome di Stoccolma”, incarnando in loro proprio quelle forme di soggettivismo relativistico e di individualismo anti-istituzionale che hanno combattuto per anni! Il rispetto della suprema autorità che i cristiani riconoscono al vicario di Cristo e successore di Pietro dovrebbe suggerire altri atteggiamenti, altre parole, un’altra umiltà e, alla fine, anche il silenzio. Molti di noi, in passato, hanno avuto qualche perplessità e alcuni dubia su singole prese di posizione dei pontefici precedenti e hanno scelto la via del silenzio e della preghiera, sapendo bene l’uso strumentale che sarebbe stato fatto di alcune prese di posizione. La linea che separa il silenzio dalla chiacchiera potrebbe essere anche quella che distingue un buon cristiano da un provocatore.

3) Infine, questa marea montante di acredine fine a se stessa c’insegna che i veri problemi della Chiesa oggi sono altri: sono le grandi sfide dell’annuncio del Vangelo, delle forme della testimonanza cristiana, della santità nella ricerca di sintesi credibili - antiche e nuove - fra Parola, liturgia e carità, fra l’altezza della Rivelazione e le fragilità della storia. Oscurare e persino occultare queste sfide, trasformando la vita ecclesiale in un derby fra bergogliani e antibergogliani, stimolando la nascita di opposte tifoserie, è un’operazione spericolata e profondamente - questa volta sì - antievangelica. Chi crede che agitare qualche rassicurante parola d’ordine garantisca un’esenzione a prescindere da ogni altra forma d’impegno, c’insegna, ancora una volta a contrario, qual è il pericolo più grande oggi per un cristiano: ridurre il cristianesimo a una grande sceneggiata mediatica, frivola e mondana, di fronte alla quale basta dichiarare da che parte si sta. Anche rimanendo in pantofole, tranquillamente sprofondati nella poltrona di casa.

*filosofo, insegna all’Università di Macerata. Questo articolo è pubblicato sul suo blog Dialogando

 

DONA ORA!

Mar, 25/07/2017 - 09:31
Anche tu puoi sostenere le attività dell’AC - Clicca sul banner a destra

Se anche tu, come me, hai conosciuto o tocchi quotidianamente con mano la bellezza e l’importanza della proposta di bene che l’Azione Cattolica Italiana porta avanti ogni giorno per prendersi cura della vita di centinaia di migliaia di persone, dona un contributo.
Anche grazie a te, questa Bella storia potrà così continuare a dare frutti per le donne e gli uomini, i ragazzi, i giovani e gli adulti del nostro tempo. L’Azione Cattolica Italiana, infatti, è una eccezionale storia di santità, lunga 150 anni, semplice e quotidiana, fatta delle vite ordinarie di tantissime persone e di tante comunità.
AC è cammino di fede e di testimonianza condiviso. AC è impegno a servizio del Bene Comune. AC è accoglienza, cura e promozione dell’esistenza di ogni persona, in tutte le età della vita. AC è formazione e missione, alla scuola di Gesù per l’evangelizzazione, sulle strade del mondo. AC è “Chiesa in uscita”, nelle grandi città e nei piccoli paesi, nelle scuole e nel mondo del lavoro, nelle parrocchie e nei quartieri. Con tutti e per tutti.
Anche tu puoi sostenere le attività dell’Azione Cattolica Italiana. DONA ORA!

Matteo Truffelli

 

I Manifesti dell'Anno associativo 2017-2018

Lun, 24/07/2017 - 11:22
“Tutto quanto aveva per vivere” e ”Pronti a scattare”

Centocinquanta anni di storia sono un dono, un’eredità preziosa che chiede di essere custodita. Custodire è però qualcosa di più che limitarsi a togliere la polvere posatasi nel tempo o eseguire un maquillage estetico che ridoni lo splendore perduto ad una carrozzeria senza riattivarne il motore. Custodire significa piuttosto rinunciare alla logica della «semplice amministrazione» (Documento di Aparecida, 201) per abbracciare quella del dono senza riserve.

“Conversazioni a Spello” con Ferruccio De Bortoli

Lun, 24/07/2017 - 09:13
Il prossimo 16 settembre a Casa San Girolamo

“Cattolici, politica e società”: è il tema che sarà affrontato da Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e oggi presidente della Casa Editrice Longanesi, il prossimo 16 settembre a Spello. Si tratta della prima edizione delle “Conversazioni a Spello”, volute dall’Azione cattolica italiana e dal Comune di Spello per portare riflessioni di alto livello culturale, religioso e sociale nella cittadina umbra e per valorizzare la stessa Casa San Girolamo.
Questo luogo rappresenta, per la città di Spello, un patrimonio di grande valore storico e culturale e per l’Azione cattolica un “polmone spirituale” per la formazione alla fede e al dialogo con il mondo di oggi.
La stessa Azione cattolica sta valorizzando, dal 2010, l’antico monastero, con appuntamenti formativi e a carattere spirituale lungo il corso dell’anno, con proposte specifiche nei periodi di Avvento, Quaresima e per l’intera estate.
Il programma della giornata prevede l’accoglienza nel pomeriggio di sabato 16 settembre (ore 16); quindi una presentazione e visita della Casa con una sosta sulla tomba di Carlo Carretto (1910-1988), che qui visse numerosi anni, figura tra le più significative del cattolicesimo italiano tra pre e post Concilio. Alle 18 la relazione di De Bortoli. A seguire apericena. Per informazioni: http://casasangirolamo.azionecattolica.it/

A tutto campo

Sab, 22/07/2017 - 14:04
Estate di Ac. Gli appuntamenti nazionali

Per l’ACR, doppio appuntamento con i campi nazionali: il primo per i membri delle équipes diocesane Acr a Gazzada Schianno (VA) dal 29 Luglio al 2 agosto (Protagonisti per vocazione); il secondo per i responsabili, gli incaricati, gli assistenti diocesani e regionali Acr ad Alberi, frazione di Meta (NA) dal 4 all’8 agosto (Chiamati a comunicare vita). Per i Giovani e il MSAC insieme, altro doppio appuntamento con i campi nazionali: il primo ad Anagni (FR) dal 28 al 31 luglio e il secondo a Fognano (RA) dal 4 al 7 agosto: (Ricalcola percorso) giovani e (Mi fa volare!) studenti. Per gli Adulti, l’appuntamento è a Casa San Girolamo a Spello (PG) dal 4 al 6 agosto (Una vita ad opera d’arte: arte e spiritualità) e a Lampedusa (AG) dal 1 al 3 settembre (Attraverso: incontri al confine). Per il MLAC, ci si ritrova per il campo nazionale a Penia di Canazei (TN) dal 2 al 6 agosto (Per il Lavoro che vogliamo: libero creativo, partecipativo e solidale. La sfida del MLAC al 2020). Per i Seminaristi, appuntamento a Napoli presso il Seminario arcivescovile A. Ascalesi, dal 28 al 31 agosto (Scegliere: da soli o insieme? Il contributo dei laici nel discernimento e nella formazione).

Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo

Sab, 22/07/2017 - 13:25
"Our EurHope" - Il Manifesto per l’Europa proposto dalla Summer School "Acting EurHope"

Vogliamo un’Unione Europea più giusta; più solidale; più democratica; più responsabile; più unita; insomma, vogliamo più Europa: è l’appello di fondo che accompagna Our EurHope - Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo, il Manifesto per l’Europa presentato quale impegno condiviso e proposto dai partecipanti alla Summer School Acting EurHope organizzata dall’Istituto di diritto internazionale della pace "Giuseppe Toniolo" dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas, Focsiv e Missio. Dal 18 luglio ad oggi (a Roma, presso al Domus Mariae), cinque giornate di confronto e formazione con l’obiettivo di fornire un contributo originale all’attuale dibattito sul futuro dell’Europa e alle concrete possibilità di proseguire e rilanciare il progetto politico originario dell’Unione europea, riconoscendo sempre più la centralità della persona umana, garantendo la vitalità del sistema democratico e investendo con decisione sul piano educativo, della custodia del creato e del lavoro. Certi della validità dei valori che hanno ispirato i Padri fondatori nell’avviare il processo di integrazione europea; consapevoli delle crisi che attraversano l’Europa e che rischiano di arrestare e far regredire tale processo; preoccupati per lo svilimento del messaggio valoriale europeo nell’immaginario collettivo dei suoi cittadini; coscienti dell’urgenza di avviare una riflessione che sia popolare e condivisa su una nuova visione del progetto comune che orienti ed animi la presente stagione di riforme.

Di seguito, il testo del manifesto:

MANIFESTO PER L’EUROPA
Our Eur
Hope
Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo

Nutriamo speranza per il futuro dell’Europa e dei popoli europei.
Sospinti dalla forza profetica dei Santi Patroni d’Europa,
Certi della validità dei valori che hanno ispirato i Padri fondatori nell’avviare il processo di integrazione europea,
Consapevoli delle crisi che attraversano l’Europa e che rischiano di arrestare e far regredire tale processo,
Preoccupati per lo svilimento del messaggio valoriale europeo nell’immaginario collettivo dei suoi cittadini,
Coscienti dell’urgenza di avviare una riflessione che sia popolare e condivisa su una nuova visione del progetto comune che orienti ed animi la presente stagione di riforme,

Vogliamo un’Unione Europea:

Più giusta
La giustizia e la pace hanno bisogno dell’Unione Europea, come insegnano le recenti guerre nei Balcani e nell’Europa orientale. Occorre promuovere una strategia comune di politiche attive di pace tra la gente e tra gli Stati Membri.
In particolare vogliamo adoperarci attivamente per realizzare reti territoriali di confronto e partecipazione, a favore di un tessuto sociale maggiormente coeso e pacificato.
Le Istituzioni europee si impegnino per salvaguardare con effettivo rigore il rispetto dei diritti fondamentali degli uomini e delle donne riconosciuti nelle carte internazionali e nei trattati europei.
C’è bisogno di armonizzare e governare la redistribuzione della ricchezza prodotta per garantire a tutti eguaglianza e pari opportunità di futuro.
Occorre che venga sancito il dovere di accoglienza in ogni Stato membro quale nuova concretizzazione della visione europea sui diritti umani.
L’Europa riparte se la persona umana è rimessa al centro.

Più solidale
L’Europa sociale è un progetto ancora incompiuto ma oggi sempre più necessario.
Il principio di solidarietà sul quale si fondano i trattati ha in sé potenzialità di sviluppo ancora inespresse.
Le Istituzioni europee si impegnino non solo alla piena occupazione, ma anche a promuovere un equo funzionamento dei sistemi di protezione sociale.
C’è bisogno di rinnovare e armonizzare i sistemi di welfare nazionali, patrimonio identitario della cultura europea, rafforzando le competenze e le politiche europee in materia sociale.
C’è bisogno di superare la logica dell’austerity, ispirata ad un modello economico liberista, con politiche inclusive ed egalitarie a favore dello sviluppo delle regioni periferiche e rurali.
Un’azione congiunta per ridurre le diseguaglianze all’interno dei singoli Stati e tra Stati è il presupposto fondamentale per un vero processo di integrazione.

Più democratica
Il deficit democratico presente nei trattati richiede uno sforzo ulteriore per rinsaldare e rilanciare il legame tra cittadini ed istituzioni.
Auspichiamo una dimensione più democratica dell’architettura istituzionale europea che rappresenti il comune interesse dei popoli e non il mero compromesso di interessi nazionali.
L’esercizio responsabile della cittadinanza europea ha bisogno di molteplici luoghi di partecipazione,  dibattito e conoscenza sul funzionamento e la vita delle istituzioni, anche valorizzando le nuove forme di comunicazione digitale.
Ci impegniamo ad attivare programmi mirati di formazione ed educazione alla cultura e al diritto europeo, coinvolgendo attivamente le istituzioni tutte e le organizzazioni della società civile.

Più responsabile
Le sfide globali in materia di ambiente, energia e sviluppo integrale della persona richiedono fedeltà ai principi fondativi del progetto europeo.
È urgente promuovere nuove pratiche europee nell’economia sociale, nella finanza etica e nella sostenibilità energetica e ambientale, in accordo con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e gli Accordi di Parigi sul clima.
Ci impegniamo, a sostegno delle istituzioni europee, per la cura delle nuove generazioni affinché siano protagoniste del cambiamento necessario.
Urge una nuova governance istituzionale dei sistemi finanziari che protegga l’economia europea dagli attacchi speculativi internazionali e ridia alla finanza il ruolo di “strumento” dello sviluppo al servizio dell’uomo.

Più unita
Il bene comune europeo è possibile soltanto se gli Stati membri rinunciano agli interessi particolari e contingenti.
Occorre sviluppare una sempre maggiore unità di intenti e di azioni, per generare politiche europee più condivise e autentici processi di coesione, capaci di ridare senso all’ideale della comune appartenenza europea.
È urgente riscoprire la vocazione europea di promozione della pace, dentro e fuori i confini, rinunciando con forza ad una “politica dei muri”.
Le Istituzioni europee si impegnino per il potenziamento di una politica estera comune e la realizzazione di una sempre maggiore sicurezza, basata non sul “diritto della forza”, ma sulla “forza del diritto”.
I cittadini europei desiderano di riconoscersi in una posizione dei singoli Stati membri che sia unitaria e coerente sul piano internazionale.
Ci impegniamo a promuovere e sostenere il Servizio Volontario Europeo e il nascente Corpo Europeo di Solidarietà, quali strumenti per il rafforzamento di un’identità europea pacifica e solidale.

Vogliamo più Europa
Un’Europa che “possa e sappia fare molto di più insieme”.
Questo tempo chiede di guardare avanti, osando il futuro.
L’Europa che oggi ereditiamo, spazio di civiltà e di diritto, patrimonio spirituale e culturale dell’umanità, può essere ancora  una risorsa per il mondo intero.
Vogliamo un’Europa che diventi modello avanzato di multiculturalità, che sappia porsi come potenza di valori e non solo come potenza economica e commerciale sullo scenario globale, riscoprendo il vero significato della sussidiarietà come principio guida per garantire la centralità della persona, mediante l’apporto delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali.
Un’Europa aperta al mondo e all’uomo, ispiratrice di dialogo, integrazione e accoglienza.
Un’Europa che promuova il diritto internazionale e che eserciti il suo ruolo di leadership nella governance globale.
Un’Europa capace di memoria, coraggio e speranza.

Roma, 22 luglio 2017

 

 

I Cammini formativi dell’Azione Cattolica per l’anno 2017-2018

Sab, 22/07/2017 - 10:05

La centralità di Gesù Cristo, l’orientamento alla missione, la proposta di un profilo di laico cristiano maturo, la coscienza come luogo della libertà e dell’unità, l’impronta  formativa del carisma dell’Ac, il valore dell’originale intenzionalità della formazione. E poi: la scelta religiosa; la scelta associativa; la scelta democratica; la scelta unitaria; la scelta educativa. Tutto questo e molto altro ancora nei Cammini formativi dell’Azione Cattolica per l’anno 2017-2018 pubblicati dall’Editrice Ave. Più che un invito alla lettura, una strada aperta a tutti e da fare insieme.

Pagine di passione cattolica

Sab, 22/07/2017 - 09:07
Gli Orientamenti triennali dell’Ac: custodire, abitare e generare

di Maria Grazia Vergari*- Un Papa che si ferma con paterno affetto a chiacchierare con tutta l’Ac del mondo un’ora e un quarto, centomila persone in piazza S. Pietro a ricordare 150 anni di una bella storia, i dibattiti e le riflessioni della XVI Assemblea nazionale... Momenti storici, ricordi, sguardi, parole, abbracci, gesti familiari per noi di Ac. Giorni intensi quelli vissuti nella scorsa assise associativa e nell’incontro con Papa Francesco. Fare memoria, impegna ancora di più a progettare. Dove vuole andare l’Azione cattolica nei prossimi anni? Il Consiglio nazionale ha raccolto pensieri ed emozioni vissuti in quei giorni e ha cercato di dare parole a tutto questo!
Frutto del lavoro di discernimento comune sono gli Orientamenti triennali: un documento che contiene le attenzioni particolari dell’Ac per questo tempo, i temi e le linee giuda per ciascun anno del triennio 2017-2020 e il riferimento alle tre icone bibliche che accompagneranno ragazzi, giovani e adulti nella loro formazione associativa.

L’icona evangelica
«Vi precede in Galilea» (Mc 16,7): è l’icona evangelica del triennio; è il messaggio che le donne del mattino di Pasqua devono portare ai discepoli, ancora dispersi e impauriti. L’appuntamento con il Risorto non è a Gerusalemme, ma è là dove tutto era iniziato! Ritornare in Galilea per noi è essere capaci di rileggere tutto alla luce della Resurrezione, un’esperienza che ha illuminato per prima la nostra vita. È riscoprire l’esperienza dell’incontro personale con Gesù Cristo. Con questa consapevolezza e questo stile vogliamo metterci accanto agli uomini del nostro tempo, sulla loro strada per scoprire con loro le tracce del Risorto che è già presente.

Un cammino triennale
Il cammino del triennio sarà quindi guidato da tre verbi: custodire, abitare e generare.
Custodire. Centocinquanta anni di storia sono un dono, un’eredità preziosa che chiede di essere custodita. Nell’anno del 150° vogliamo fare memoria, custodendo ciò che è essenziale, lasciandoci sollecitare dalla “conversione missionaria” più volte invocata da Papa Francesco per le nostre comunità. Per noi andare all’essenziale è riconoscere l’Ac scuola di comunione ecclesiale, scuola di sinodalità: siamo laici di Azione cattolica che sperimentano la bellezza del discernimento come la strada per imparare a comprendere e vivere la volontà di Dio per la nostra esistenza, per quella dei nostri fratelli. Andare all’essenziale significa, riconoscere il valore grande che in Associazione ha il dialogo intergenerazionale e le grandi potenzialità di un’esperienza popolare capace di mettersi accanto a tutti per annunciare il Vangelo.
Abitare. Essere discepoli missionari per noi è impegno a stare nel mondo. Desideriamo innanzitutto vivere la nostra missione nel riconfermare la scelta educativa di essere accanto ad ogni uomo e donna per sostenerlo nel cammino e accompagnarne i passi, stando in mezzo alla gente, nei luoghi della quotidianità, dando il nostro contributo nel mondo sociale, politico ed economico, come laici che incarnano il Vangelo nel mondo inculturandolo. Questo abitare ci invita a rivedere i linguaggi e le strutture che dell’evangelizzazione sono responsabili per essere sempre più coinvolgenti e non esclusivi, ci invita ad abitare le periferie, costruire cultura nelle carceri, nelle fabbriche, nei quartieri.
Generare. Generare significa accogliere l’invito a primerear (prendere l’iniziativa), ad uscire fuori da sé per farsi prossimi, vivificati dalla Parola e dall’Eucaristia che continuamente ri-generano e rinnovano nell’amore. Per generare occorrerà allora anzitutto farsi «generatori di senso» (Evangelii gaudium, 73) per gli uomini di questo tempo, accompagnarne i passaggi essenziali dell’esistenza curandone la vita spirituale. Per l’Ac generare è avere a cuore più i processi da attivare che gli spazi da occupare.

Le attenzioni
In questo triennio le diocesi saranno sempre più chiamate in continuità con lo scorso triennio a coltivare alcune attenzioni
La cura della parrocchia. È impegno ad abitare le parrocchie e prenderci cura dei processi di trasformazione in atto, accompagnandone l’apertura missionaria secondo la prospettiva dell’EG. Anche in questo triennio si è scelto di accompagnare e sostenere con sempre più forza il servizio dei presidenti parrocchiali il cui servizio è essenziale per la cura delle persone; attenzione alla  parrocchia significa, inoltre, valorizzare la dimensione intergenerazionale delle associazioni e crescere nella unitarietà.
Il dialogo e il confronto con le culture nella volontà di spendersi nel dibattito culturale e darsi gli strumenti per poter dialogare sui temi cari alla vita delle persone e dei territori. Dialogo è impegno tenace e creativo per la costruzione di alleanze dentro e fuori la Chiesa.
La cura della vita del laico, attraverso il sostegno della sua vita spirituale e la ricerca degli strumenti per accompagnarla. Questa attenzione passa dall’impegno sempre più consapevole e creativo per una formazione capace di sostenere i laici a vivere nel mondo, dentro le sfide di questo tempo.
La popolarità come impegno delle nostre associazioni locali ad essere “con tutti e per tutti”, che dice capacità di porsi in ascolto delle domande, trovare linguaggi e forme perché il Vangelo arrivi a tutti. Popolarità è accogliere la sfida di sapersi raccontare e, suscitando curiosità e interesse, anche di promuovere l’associazione.

È questo l’orizzonte dell’Ac per il prossimo triennio, che troverà concretezza nei passi, nei volti, parole, nelle scelte, nelle storie delle persone e dei territori di ogni realtà diocesana. Saranno tanti modi con cui incarnare l’invito di papa Francesco a tenere viva quella “passione cattolica”, “la passione della Chiesa, vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare”.

*Vicepresidente nazionale dell'Ac per il Settore Adulti. L'articolo è un'anticipazione di "Segno" di agosto (n.8-2017)

 

Fermiamo le aggressioni criminali alla nostra terra

Ven, 21/07/2017 - 13:05
Roghi in Campania. La nota dell'Azione Cattolica regionale

Al Ministro dell’Ambiente
Al Governatore della Campania
Ai prefetti di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno
Ai sindaci della Campania
A tutti i cittadini

L’Azione Cattolica della regione Campania esprime dolore e sconcerto per quanto sta accadendo sul Vesuvio, sul Monte Somma, sui monti appenninici della Regione, nelle campagne e nelle periferie delle nostre città e dei nostri paesi.

Con vivo e sincero senso di corresponsabilità vi riportiamo il sentimento di profondo scoramento di tante, tantissime persone, mortificate delle azioni di quanti si sono resi complici di tali vili atti e allo stesso tempo avvolte dal senso di sfiducia verso la capacità delle istituzioni di difendere e salvare la terra e i cittadini dalle grinfie dei criminali.

Permetteteci di fare una premessa: parlare di “emergenza” in Campania sta iniziando a rasentare l’offesa. Da settimane centinaia di cittadini, associazioni e movimenti segnalano e denunciano alle autorità competenti la potente impennata di roghi di rifiuti urbani e speciali. Da settimane migliaia e migliaia di famiglie sollecitano le istituzioni a prendere provvedimenti perché l’aria è irrespirabile in lunghi tratti delle giornate. Da settimane fioccano appelli per misure ordinarie e straordinarie di prevenzione e controllo del territorio. Da anni, da tanti anni, poi, ampi pezzi della società civile segnalano come la nostra bellissima Regione non possa resistere a lungo ai danni derivanti da terribili scempi ambientali.

Voci inascoltate, ignorate, minimizzate, a volte anche ridicolizzate nel dibattito pubblico. Certamente meno ascoltate di chi dallo scempio ambientale e dai pericoli arrecati alla Salute e alla Vita ricava cospicui vantaggi privati e materiali a breve termine.  Non si parli di emergenza, dunque. Nemmeno per quanto riguarda il Vesuvio, da sempre obiettivo e scena di incendi: nel corso di tanti anni è lecito attendersi che funzionino tutte le misure preventive annunciate.

Facciamo questa premessa per amore di verità. Così come per amore di verità vogliamo dire apertamente ciò che le istituzioni dicono solo a bassa voce: è in corso, e non da oggi purtroppo, un vero e proprio attacco criminale alla nostra madre terra. Siamo sotto assedio di poteri criminali: grandi interessi economici e piccoli egoismi privati, violenza e speculazione. Chi vive nelle città, nei paesi, chi, come l’Azione Cattolica, è radicata sul territorio sa che la tenaglia della malavita organizzata è ancora forte ed è in grado di danneggiare la natura, le buone intenzioni, la volontà e il futuro di un popolo. Ma è vero anche che le istituzioni possono fare molto di più di quanto hanno mostrato di saper fare in questa estate. Più prevenzione, più tecnologie per la sicurezza e il controllo del territorio, più rete territoriale, più mezzi, più uomini e più competenze per affrontare roghi e incendi, più collaborazione istituzionale, più coinvolgimento dei cittadini nella cura dei beni comuni, più formazione ed educazione nelle scuole, nelle famiglie e nelle parrocchie, più bonifiche, più lotta serrata alle discariche a cielo aperto che – è un paradosso – rendono esplosive anche arterie stradali che dovrebbero fungere da “via di fuga” in caso di calamità naturali, più pulizia ai bordi delle strade, più controlli in merito alla pulizia dei terreni incolti da parte dei privati, più coerenza in scelte politiche e amministrative che fermino le speculazioni e sostengano il buon vivere.

Allo stesso tempo va ribadito che i comportamenti criminali attecchiscono su un corpo sociale che non riesce a dotarsi dei necessari anticorpi. E questa è una colpa generalizzata, di tutti e di ciascuno. Tutto il mondo riconosce le bellezze dei nostri paesaggi e tutti noi riconosciamo il legame indissolubile che abbiamo per le nostre terre e quello che esse ci donano: l’acqua, i pascoli, i boschi, le piante, le coltivazioni e i raccolti. La natura è vita: bisogna rispettarla, custodirla e difenderla. Non tradiamola. Il Papa, con l’enciclica Laudato si’, ci ha dato una rotta in cui poterci riconoscere tutti insieme: quell’”ecologia integrale”, in base alla quale comprendiamo che tutto è connesso, tutto è in relazione; il nostro benessere personale è in relazione al benessere degli altri, il benessere della famiglia umana è in relazione al benessere del Creato. “Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti”. (n. 14)

Permetteteci di rivolgere un sentito grazie a tutti gli uomini di buona volontà, ai servitori dello Stato, ai volontari che incessantemente in questi giorni combattono contro le fiamme e il fumo: esempi di gratuità e - come ha sottolineato anche il cardinale Sepe - “testimonianza di abnegazione e di professionalità nello spegnimento degli incendi e nel soccorso alle persone in difficoltà” che contrastano “l'uomo, l'uomo assassino, l'uomo violento, l'uomo egoista, l'uomo che non ha rispetto per niente e per nessuno, l'uomo che aggredisce la natura e viola le leggi”.

Noi non smetteremo di combattere insieme alle istituzioni perché la speranza e la fiducia restino ben piantate nel cuore delle persone. Continueremo a fare la nostra parte per la costruzione di cammini concreti, affinché ciascuno si senta corresponsabile del bene comune, senza de-responsabilizzanti deleghe in bianco alla politica e alle stesse istituzioni. Solo insieme e con il contributo di tutti, continuando a formare coscienze e mettendo in campo tutte le risorse necessarie, è possibile non rassegnarsi e continuare a sperare che la nostra regione torni ad essere davvero Campania felix.

La delegazione regionale campana dell’Azione Cattolica Italiana

L’Azione Cattolica Italiana delle diocesi di Acerra, Alife-Caiazzo, Amalfi-Cava de’ Tirreni, Avellino, Aversa, Benevento, Capua, Caserta, Cerreto Sannita-Telese-S. Agata dei Goti, Napoli, Nocera Inferiore-Sarno, Nola, Pompei, Pozzuoli, Salerno-Campagna-Acerno, S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, Sessa Aurunca, Sorrento-Castellammare di Stabia, Teano Calvi, Teggiano Policastro, Vallo della Lucania

Un’Ac che accorcia le distanze

Ven, 21/07/2017 - 10:33
Libri Ave. Esperienze e percorsi di promozione associativa

Per la collana di strumenti per la vita associativa, l’Editrice Ave propone uno strumento pensato per avviare un pensiero specifico sulla promozione dell’Azione Cattolica e stimolare la riflessione delle presidenze e dei consigli diocesani di Ac, a partire da alcuni nodi della vita associativa (Ac e territorio, Ac e piccoli centri, Ac e grandi città...), per provare a elaborare percorsi nuovi di Chiesa e di associazione “in uscita”. Un’Ac che cerca le vie più diverse per andare incontro a ciascuno, per arrivare a tutti, realizzando la Chiesa e l’associazione che papa Francesco ci invita a sognare e realizzare nel quotidiano l'Evangelii gaudium.

L’Europa comunitaria resta una speranza per il nostro tempo

Mer, 19/07/2017 - 09:55

«Le realtà che promuovono questa Summer School vedono ancora l’Europa comunitaria come una speranza per il nostro tempo». Lo ha affermato Matteo Truffelli, presidente dell’Azione cattolica italiana, inaugurando ieri pomeriggio a Roma l’iniziativa formativa “Acting EurHope”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Ac in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio nell’anno del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. I lavori proseguiranno fino al 22 luglio. Una “speranza” e una scommessa rinnovata sulla costruzione comunitaria, ha aggiunto Truffelli, «anche perché, piaccia o meno, il futuro dell’Europa in gran parte determinerà il futuro delle nostre comunità locali e regionali, degli Stati aderenti, dell’intero scenario internazionale, per quel carattere di crescente interdipendenza che abbiamo chiamato globalizzazione». Truffelli si è poi soffermato su alcuni caratteri specifici della scuola, fra cui l’aspetto formativo e quello intergenerazionale. Quindi il presidente di Ac ha osservato: «Per i giovani di oggi probabilmente l’Europa è finalmente un fatto normale”, “è spazio in cui andare ‘normalmente’ a studiare, lavorare, fare vacanza…».

«Eppure molto spesso, per molti giovani, oggi Europa è un concetto che viene declinato innanzitutto in chiave negativa. Non è più sinonimo di futuro, apertura, opportunità, ma di crisi, regole strette, obblighi. Ecco allora l’importanza di formare una generazione alla storia, al senso, al valore della dimensione europea». Truffelli ha proseguito citando dapprima Papa Francesco e poi il Presidente Mattarella, segnalando le “crisi” che l’Europa sta attraversando e, al contempo, segnalando successi e nuove sfide che l’Ue ha davanti. È questo – secondo Truffelli – «il tempo del discernimento» per un «grande progetto da ripensare e rilanciare». «Sfiducia e disincanto – ha osservato – sembrano sempre più essere i sentimenti prevalenti anche nei confronti dell’Europa, dopo che ormai da decenni hanno preso il sopravvento nel rapporto tra cittadini e politica nazionale». Ma «di fronte alla attuali difficoltà, l’Europa non può fare finta di niente. E gli europeisti, come noi, meno che mai. Occorre affrontare le questioni sul tavolo. E per poterlo fare, bisogna probabilmente tornare ancora una volta a guardare alla storia” per “tornare alle ragioni originarie, alle motivazioni che hanno dato origine al sogno europeo».

Ragioni che Truffelli ha indicato e poi più precisamente declinato: pace, libertà, solidarietà. «Oggi bisogna probabilmente saper rideclinare quelle ragioni originarie calandole nel contesto attuale». E ha concluso: «La storia è fatta, se si volge lo sguardo al passato; la storia si fa se si vive appieno il presente e si progetta il futuro. È questa che desideriamo per la nostra Europa».

«Troppi poteri dell’Ue sono affidati a decisioni che vanno assunte all’unanimità o a maggioranza qualificata. Basta che piccoli paesi si mettano d’accordo e bloccano tutto. Per questo, alcune grandi questioni passano per forza attraverso una riforma istituzionale dell’Unione europea». Ne è convinto Ugo De Siervo, già presidente della Corte costituzionale, intervenendo in apertura della prima sessione della Summer School. «Siamo arrivati a questo nodo – osserva -, già ipotizzabile 60 anni fa ma cresciuto a dismisura man mano che l’Europa si occupa di ambiti molto più vasti e importanti di quelli di cui si occupava negli anni Cinquanta. Provvediamo a mettere radici più robuste a democrazia e istituzioni: il bilancio e le leggi non le deve fare prevalentemente un organo rappresentativo del governo ma un parlamento rappresentativo della popolazione». «Avere troppe mediazioni prima di assumere le decisioni – ribadisce  il giurista – significa dare il potere di blocco a piccoli interessi territoriali». «Io credo – conclude con riferimento alla solidarietà – che questa sia esigibile ma insieme alla responsabilità di ciascuno».

«È importante mettere l’accento sulla speranza in un momento storico senza precedenti». Esordisce così Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, nel saluto portato alla Summer School. «Populismi, discorsi utilitaristici fanno sì che l’Europa viva un momento molto travagliato», osserva Covassi richiamando il passato nel quale, sintetizza, «non si può non ricordare come l’Europa abbia garantito per sei decenni la pace ed abbia promosso la crescita della coesione sociale: l’Unione europea ha inoltre avuto un ruolo fondamentale per la democratizzazione del continente». Tra i principi fondamentali, «la solidarietà, principio richiamato 16 volte nei trattati. Abbiamo un fondo di solidarietà (un miliardo e 200milioni stanziati per il terremoto del Centro Italia) – snocciola Covassi -, un corpo di solidarietà per i giovani. Anche per gli incendi di questi giorni è scattato il meccanismo della protezione civile europea». Eppure «la querelle dei nostri giorni sulla migrazione vede questo principio in qualche modo venir meno: in una parola la solidarietà è uno dei banchi di prova che evidenzia come l’Europa si trovi oggi ad un bivio».

«È impressionante come il primo Papa non europeo ci dica con insistenza: “Se certe cose, come la protezione dei migranti e dell’ambiente o dei diritti dei lavoratori, non le fate voi non lo farà nessuno”, come ci richiami all’unicità europea e alla responsabilità che abbiamo per diffondere i nostri valori». A sottolinearlo è Enrico Letta (già presidente del Consiglio dei ministri), nel suo atteso intervento ad Acting EurHope. «Il Papa venuto dalla fine del mondo ce ne dice di cotte e di crude sulla nostra eurotimidezza insistendo che invece il mondo ha bisogno dell’Europa», chiosa Letta. Per questo, avverte, c’è però bisogno «di leadership europee capaci di sviluppare questi ragionamenti e di portarli avanti; leadership che non possono essere costituite da funzionari o da ‘perdenti’ a livello nazionale». Per Letta ora «passa un treno straordinario e non prenderlo sarebbe un errore macroscopico. Settantatre parlamentari britannici non saranno più eletti alle prossime elezioni ma quei seggi non possono essere cancellati. Due possibilità: o una redistribuzione tra i paesi membri oppure una svolta che avverrebbe se andandosene 73 euroscettici britannici venissero eletti 73 parlamentari in un collegio unico paneuropeo. In questo modo ci sarebbe un dibattito politico vero sull’Europa che vogliamo, si formerebbero delle aggregazioni e si voterebbe su questo».

«Il voto sul Brexit dimostra che noi europeisti abbiamo ancora una speranza», sottolinea Enrico Letta. E non usa giri di parole: “È stata costruita una campagna elettorale in cui si sono scontrati due slogan: l’Europa fa schifo quindi usciamo, il secondo l’Europa fa schifo ma ci tocca rimanere. Nessuno ha impostato la campagna su quanto di positivo sia stato compiuto dall’Europa». Parlando con i suoi studenti britannici nell’Università parigina dove oggi insegna, racconta, nessuno conosceva il grande contributo fornito dalla Gran Bretagna all’Unione europea, «a partire dal raggiungimento del mercato unico che ha rotto i monopoli nazionali». In occasione di Brexit, assicura, «c’è stato uno stravolgimento comunicativo che dimostra come la questione comunicazione in Europa sia fondamentale. Non basta assumere i migliori comunicatori del mondo ma occorre riuscire a cogliere attraverso un confronto vero sulle grandi questioni il perché dello scetticismo verso l’Europa senza fermarsi ai pregiudizi». La questione comunicativa «è essenziale per far capire che l’Europa può essere un’opportunità buona per tutti e non solo per gli studenti Erasmus o per i cosmopoliti che viaggiano e parlano tre lingue». È necessario «questo passaggio chiave su democrazia, libertà, fondi strutturali, pace, sicurezza, mercato interno, per citarne alcuni. Altrimenti la partita sarà persa».

Clicca e leggi. Su Segno l’Incontro Ac con Francesco

Ven, 30/06/2017 - 11:10
È ora disponibile l’intero numero maggio/giugno 2017

Il mensile Segno numero maggio/giugno2017 è ora interamente disponibile. Clicca e leggi. Troverai, con racconti e belle foto, un report sulla festa-incontro dell’Ac con Francesco lo scorso 30 aprile, durante la XVI assemblea nazionale. Fare un salto di qualità nell’evangelizzazione, l'invito di Papa Bergoglio all'Associazione. Per accogliere e abbracciare tutti. E ancora, il dossier sul ruolo della scuola oggi. Un’occasione per riflettere sul futuro dei nostri ragazzi, a partire dal racconto dell’esperienza umana e spirituale di don Lorenzo Milani, grande educatore di giovani generazioni, a cinquant’anni dalla scomparsa del parroco di Barbiana. Segnaliamo anche le due consuete rubriche che chiudono la rivista: “il primato della vita”, affidata a don Michele Pace, assistente nazionale del Msac, e “perché credere” con una riflessione sulla mistica della fraternità affidata a don Antonio Mastantuono, vice assistente generale di Ac.

Alle origini dell’Azione cattolica italiana

Gio, 29/06/2017 - 06:50
A centocinquant’anni dall’appello di Giovanni Acquaderni e Mario Fani

di Paolo Trionfini* - Tra le peculiarità che contraddistinguono la storia dell’Azione cattolica italiana, a differenza di quasi tutte le esperienze aggregative di qualsiasi genere, si può richiamare la mancanza di un preciso momento fondativo.
Le origini dell’associazione, infatti, sono riconducibili all’iniziativa del viterbese Mario Fani e del bolognese Giovanni Acquaderni, i quali, nel corso dei primi mesi del 1867, promossero una serie di incontri per creare un soggetto a carattere nazionale nel quale i giovani cattolici potessero identificarsi. Il frutto del serrato confronto si tradusse nell’appello lanciato il 29 giugno dello stesso anno, non a caso nella solennità dei santi Pietro e Paolo, attraverso il quale chiamarono a raccolta la gioventù di tutta la nazione per «portar alto e intemerato il glorioso Vessillo della Religione», che la società del tempo stava estirpando dal vissuto della popolazione.
Si tratta del primo testo ufficiale della Società della gioventù cattolica, come venne denominata la nuova forma aggregativa. A questo proclama, dunque, senza introdurre una forzatura in contraddizione con il lungo “processo costituente”, si può far risalire l’emersione pubblica dell’iniziativa in gestazione, che finalmente acquisì la visibilità richiesta dallo scopo prefisso.
L’appello si apriva con un richiamo greve al quadro culturale in cui la nuova associazione era chiamata a operare. La «Frammassoneria, quell’assemblea di uomini senza fede e senza Dio», dominava la scena, servendosi di ogni mezzo per «sradicare dai popoli quanto v’ha di soprannaturale e divino», fino ad attentare alla «corona di principato terreno» – come veniva definito il potere temporale del papa – che costituiva la «tutela della spirituale sua autorità». L’unificazione nazionale, che aveva portato alla perdita di larga parte dei territori dello Stato pontificio, rappresentava la manifestazione più eclatante di una «lotta» più generale, che con carattere «infernale» minacciava le fondamenta su cui si reggeva la società del tempo. Per rispondere a questa sfida, dopo aver delineato in negativo lo sfondo di riferimento, il proclama si dilungava in positivo sul «nobile scopo» che la Società della gioventù cattolica si prefiggeva: «consacrare i pensieri, gli affetti, gli studi, le fatiche e l’opera più indefessa a difesa del dogma, della morale cattolica, e del trono temporale del Vicario di Gesù Cristo».
I mezzi per conseguire l’ambizioso obiettivo furono subito individuati nel trinomio «preghiera, azione, sacrifizio», che da lì in poi costituì l’asse portante della spiritualità dell’associazione. I «promotori», come si firmarono i giovani che lanciarono l’appello, definirono anche l’esigenza improcrastinabile di associare i giovani in un’«unione» che avrebbe dovuto possedere, come requisito essenziale, una forma stabile, per sottrarsi alla fluidità di iniziative che si erano arenate.
Pochi mesi dopo, fu messo a punto il programma, che, riprendendo i punti salienti della prima uscita pubblica, si concentrava sul nucleo essenziale dell’impegno richiesto per la «nobilissima impresa». Per sancire il legame associativo, che si manifestava attraverso un forte senso di appartenenza, il Consiglio direttivo della Società, che nel frattempo era stato assunto da Acquaderni, avanzò l’11 aprile 1868 la richiesta di approvazione direttamente al papa. Pio IX rispose formalmente il successivo 2 maggio con il breve pontificio Dum filii Belial, nel quale si ribadivano le finalità dell’associazione per formare gli aderenti alla pubblica professione della fede in un impegno apostolico che attraverso l’esempio trasfondesse «nella gioventù e nel popolo il sentimento religioso».
La costituzione del primo nucleo dell’associazione, attraverso questi passaggi in sequenza, poteva, quindi, considerarsi compiuta sul calco del proclama lanciato il 29 giugno 1867, che ne plasmava la natura religiosa come patrimonio genetico irrinunciabile.
Su questa impronta indelebile si sarebbe sviluppata la storia dell’Azione cattolica italiana per i successivi centocinquant’anni.

*Direttore dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem)

Al via la quinta settimana nazionale dei "Sentieri Frassati"

Mer, 28/06/2017 - 12:10
Eventi in tutta Italia dal 30 giugno al 9 luglio

A ridosso della festività liturgica (4 luglio) del beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925) - il giovane alpinista torinese che amava la montagna e la sentiva come “una cosa grande, un mezzo di elevazione dello spirito, una palestra dove si tempra l’anima e il corpo” – si moltiplicano gli appuntamenti escursionistici lungo i “Sentieri Frassati”, itinerari di particolare interesse naturalistico, storico e religioso che il Club Alpino Italiano ha inaugurato in ogni regione e provincia autonoma d’Italia tra il 1996 e il 2012, in collaborazione con varie altre associazioni tra cui l’Azione Cattolica Italiana, l’Agesci e la Giovane Montagna (che a Frassati ha intitolato una Sottosezione nazionale). Eventi in tutta Italia dal 30 giugno al 9 luglio, con gran finale il 16 luglio in Piemonte sul sentiero dell’ultima ascensione compiuta da Pier Giorgio.

Un particolare fermento si registra già in questi giorni in tutta la diocesi di Torino e particolarmente a Traves, dove ci si appresta a festeggiare il ventennale del Sentiero Frassati del Piemonte, e con esso la prima adesione al progetto che, lanciato nel 1996 dalla Sezione di Salerno del Cai con l’inaugurazione del Sentiero Frassati della Campania a Sala Consilina, ha poi trovato così tanti entusiastici consensi. Al pari del successo che sta incontrando lo stesso prezioso libro che questa bella storia racconta in tutta la sua interezza (L’Italia dei Sentieri Frassati, a cura di Antonello Sica e Dante Colli) edito dal Club Alpino Italiano appena da qualche mese e già avviato alla prima ristampa.  

Ma andiamo per ordine e passiamo in rassegna alcuni dei più importanti eventi già segnalati dagli organizzatori.

Nella notte tra venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio si svolgerà il classico pellegrinaggio notturno da Fonte Avellana (ritrovo alle 20:45) a Cagli (arrivo 8:30) lungo il “Sentiero Frassati” delle Marche; ad organizzarlo, come sempre, il Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile delle Marche con l’assistenza tecnica della Sezione Cai “Lino Liuti” di Pesaro (rif. don Francesco Pierpaoli 333.9771270 – Stefano Cioppi 339.3703550) e la collaborazione della Sottosezione “Pier Giorgio Frassati” della Giovane Montagna (rif. Giorgio Roberti 347.8934591). Questa dodicesima edizione si concluderà con l’ingresso nella Cattedrale di Cagli, dove ci sarà una particolare memoria del Battesimo con l’acqua raccolta da tutti i Sentieri Frassati d’Italia.

Nel mentre nelle Marche gli escursionisti staranno godendo finalmente del ristoro in episcopio con la consueta colazione offerta dalle mamme di Cagli, a Sasso di Castalda (Potenza)  inizierà un’intensa giornata di festeggiamenti per il decennale del “Sentiero Frassati” della Basilicata. Il raduno è previsto alle 8,00 in punto di sabato 1 luglio davanti al Comune, dove sarà attivato un servizio navetta che affiancherà gli escursionisti lungo i punti salienti del percorso,  sicché la partecipazione sarà aperta davvero a tutti, grandi e piccini, potendosi variamente modulare il cammino da uno a cinque ore complessive. Per garantire tutti i servizi è d’obbligo la prenotazione (328.6991733 – 366.8938796 – 329.5320026 info@ivytour.it), ma ci sarà di che rimanere meravigliati, perché alla tipica merenda di montagna al Rifugio Al Parco – che chiuderà la parte escursionistica – seguirà, nel pomeriggio, un esclusivo attraversamento dei due spettacolari ponti tibetani che hanno fatto di Sasso di Castalda una delle mete turistiche più gettonate tra i monti del Sud in questi ultimi mesi.

Questa sorta di staffetta riprenderà la via del Nord già nel primo pomeriggio di sabato, quando alle 13,45 ci si ritroverà presso la Casa della Gioventù di Maniago (Pordenone) per la tredicesima edizione del trekking completo di due giorni (1-2 luglio) lungo il “Sentiero Frassati” del Friuli Venezia Giulia organizzato dall’Azione Cattolica di Maniago (340.5022159 frassati@acmaniago.it). La cena e il pernottamento avverranno come sempre nella calorosa accoglienza delle suore del Monastero “Santa Maria” a Poffabro,  

Spazia dal Nord al Centro e Sud Italia il ricco programma di domenica 2 luglio.
Promossa dall’Azione Cattolica Trentina e dal settimanale Vita Trentina, cui quest’anno si sono aggiunte Montagna Giovani, la Pastorale Giovanile e la Fuci di Trento, nonché l’Azione Cattolica Altoatesina, si svolgerà un’escursione sul “Sentiero Frassati” dell’Alto Adige (l’ultimo ad essere inaugurato, nel 2012) , che porta da Latzfons al santuario di Santa Croce (2311 metri) e al vicino rifugio per un dislivello di circa 800 metri (0461.260985 segreteria@azionecattolica.trento.it). Il ritrovo è alle 8,30 al parcheggio Kühhof sopra Latzfons (1550 metri); ore 9 preghiera e partenza; ore 12.30 circa arrivo, pranzo al sacco o presso il rifugio; ore 14.30 Santa Messa e poi il rientro a valle.

In Valle d’Aosta ci sarà il classico appuntamento dell’Azione Cattolica della Diocesi di Piacenza-Bobbio a Fiery e Resy, in Val d’Ayas, per camminare lungo il “Sentiero Frassati” della Valle d’Aosta: bus da Piacenza alle 6:30 e partenza dell’escursione da St. Jacques alle 10:00 (0523.338686 – 333.5327002 azionecattolicapiace@libero.it).

A Filettino (Frosinone), lungo il “Sentiero Frassati” del Lazio, ci sarà l’annuale salita alla Croce in vetta al Monte Viglio (2156 m), organizzata dalla Sezione Cai di Colleferro e dalla Sottosezione Cai di Anagni e inserita quest’anno anche nel ricco cartellone del “Festival delle Alpi e delle montagne italiane” (rif. Nicola Caruso 368.3287320 – Enzo Mangone  340.3306835). La partenza è alle ore 9 dal Valico di Serra Sant’Antonio; a mezzogiorno la Santa Messa in vetta, celebrata da don Augusto Fagnani, parroco della chiesa di San Bruno a Colleferro; seguirà il pranzo a sacco, festoso come sempre grazie anche alla partecipazione di numerosi giovani dell’Azione Cattolica del Lazio.

Per il Sud, l’appuntamento è nelle Serre Calabre, in provincia di Vibo Valentia, dove la Sezione Cai di Reggio Calabria organizza un’escursione da Serra San Bruno a Mongiana, lungo il “Sentiero Frassati” della Calabria. Per favorire un comodo approccio a quest’affascinante escursione dagli importanti risvolti spirituali, naturalistici e di archeologia industriale, è previsto un servizio pullman da Reggio Calabria per il quale è bene affrettarsi nella prenotazione (330.585404 – 333.1682921).

Nel successivo fine settimana (8-9 luglio) si svolgerà il consueto trekking di due giorni sull’intero “Sentiero Frassati” della Campania, organizzato congiuntamente dall’Azione Cattolica Regionale Campania coadiuvata dall’AC Diocesana di Teggiano-Policastro, dalla Sezione di Salerno del Cai, dalla Sottosezione “Pier Giorgio Frassati” della Giovane Montagna, dal Comune e dalle Comunità Parrocchiali di Sala Consilina (iscrizioni entro il 5 luglio 349.4248267 enzogallo@yahoo.com). L’appuntamento è alle 16,00 del sabato presso il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte a Padula, dove ad accogliere gli escursionisti ci saranno tra gli altri il vescovo di Teggiano-Policastro Mons. Antonio De Luca, custode del sentiero, e la neo Presidente diocesana dell’AC Olga Manolio. Cena e pernottamento in sacco a pelo come sempre al Santuario di San Michele.

Domenica 9 luglio, alle 8,30, mentre in Campania si proseguirà l’ascesa verso la Cappella della Madonna di Sito Alto, in contemporanea ci si radunerà nella piazza Mazzocca di Farindola (Pescara) per camminare – con le Sezioni del Cai di Penne e di Farindola – su un tratto del “Sentiero Frassati dell’Abruzzo”, non lontano dai luoghi che nello scorso inverno sono stati teatro di grande dolore e che pure vanno ricordati anche per quegli squarci di speranza e di gioia legati ai miracolosi ritrovamenti operati da veri e propri angeli del soccorso, tra cui i volontari del Soccorso alpino del Cai (329.6922291 dborgheggiani@mmm.com).    

Il gran finale di questa Quinta Settimana Nazionale dei “Sentieri Frassati” è rappresentato dai festeggiamenti a Traves (Torino), domenica 16 luglio, per il ventennale del “Sentiero Frassati” del Piemonte (348.7839837 info@upgtorino.it). La mattinata sarà contrassegnata da un doppio programma parallelo, che vedrà già di buon mattino, alle 7,00, in Piazza Caduti a Traves, il ritrovo degli escursionisti (tra cui molti giovani dell’Azione Cattolica) che guidati dalla Sezione Cai di Lanzo raggiungeranno la vetta di Punta Lunelle (quella della famosa foto di Pier Giorgio che arrampica, “verso l’alto”, un mese prima della morte) dove verranno posizionate una croce e una targa in onore del Beato. La Santa Messa sarà qui celebrata da  don Luca Ramello, Direttore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile di Torino, in contemporanea con quella che alle 11,00 sarà officiata nel campo sportivo di Traves dall’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia, alla presenza di numerose autorità e di alcune rappresentanze degli altri “Sentieri Frassati” d’Italia, opportunamente invitate dal Sindaco Osvaldo Cagliero, che ha anche previsto per l’occasione lo scoprimento all’inizio del sentiero di una targa in ricordo di Paolo Reviglio, che fu il motore propulsivo di tante iniziative per la promozione di Traves, tra cui proprio la realizzazione del “Sentiero Frassati”. I due gruppi si ritroveranno poi in paese, a fine mattinata, per un gioioso momento conviviale. L’evento travesino servirà anche a rilanciare l’idea dei “gemellaggi” tra le comunità dei “Sentieri Frassati” di cui quasi vent’anni fa si fece protagonista proprio la gente di Traves che ancora oggi conserva un ricordo indelebile della settimana trascorsa nel 1999 in Calabria – tra Nardodipace Mongiana e Serra San Bruno – una cui rappresentanza trovò poi pari calorosa accoglienza a Traves nel 2000.   

Buon cammino!

Per saperne di più, consultare la pagina facebook
https://www.facebook.com/antonello.sica.7

Nuovi paradigmi per il lavoro

Mer, 28/06/2017 - 09:09
In vista della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani

di Giuseppe Notarstefano* - Il prossimo mese di ottobre, dal 26 al 29, si svolgerà la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani, un appuntamento importante per la Chiesa italiana, che mette al centro un tema particolarmente rilevante quale è il lavoro (Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale). Il cammino preparatorio avviato attraverso un invito rivolto a tutti sottolinea una motivazione fondativa di questo convenire: un percorso partecipato che vuole innanzitutto favorire un percorso di discernimento su una questione decisiva ed attuale. Il titolo delle giornate cagliaritane è riferito a una citazione di Evangelii gaudium 192, descrivendo le coordinate della ricerca che si intende sviluppare: il lavoro che vogliamo e per il quale intendiamo impegnarci come movimento cattolico italiano è «libero, creativo, partecipativo e solidale». Si tratta di quattro aggettivi qualificativi molto importanti che iscrivono la sfida del lavoro come questione sociale, democratica, inclusiva  ed integrale.

L’orizzonte è certamente quello offerto dall’enciclica Laudato si’, che ricorda come il lavoro è l’ambito dello «sviluppo multiforme» della persona dove entrano «in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione» (127).
Siamo consapevoli che ridurre il lavoro a mero fattore della produzione e a impiego sia una tendenza da superare soprattutto con una profonda azione culturale che intende rimettere al centro la persona e la sua essenza profondamente relazionale, posta a fondamento di una diversa concezione dell’economia pensata come cura e custodia.

Le cinque prospettive del lavoro
In tal senso il lavoro è in primo luogo una vocazione, da coltivare e accompagnare nel rispetto e nella valorizzazione dei talenti di tutte le persone. Ciascuna donna e ciascun uomo devono poter accedere alla propria originalità ed essere messi in grado di esprimerla anche attraverso l’esercizio di una professionalità capace di inserirsi con creatività e responsabilità nel complesso processo di costruzione sociale. Il combinarsi di tale dimensione personale con la trasformazione sociale pone la questione della rimozione degli ostacoli e dei vincoli che, in una logica di giustizia sociale, determinano un’effettiva accessibilità di ciascuno al lavoro, affinché esso sia l’espressione primaria del contributo sociale dei singoli. Così come ricorda l’articolo 1 della nostra Costituzione italiana, che pone il lavoro a fondamento della vita della Repubblica. Riconoscere il lavoro come attività che riveste di dignità la persona, tema cardine del magistero sociale della Chiesa, ci ricorda che l’attività lavorativa è in primo luogo un valore, fonte primaria e generativa di un autentico sviluppo. Ogni lavoro è in sé un’attività imprenditoriale, come ricorda la Caritas in veritate al n. 41, attraverso cui ogni persona, in modalità e forme diverse, esprime la propria partecipazione alla creazione del benessere e della prosperità di tutti. Da ciò il fondamento sociale e comunitario del lavoro che abilita le persone ad essere ciascuna protagonista, a propria misura, della tessitura della convivenza civile anche attraverso la creazione di istituzioni inclusive, ossia capaci di promuovere ed attivare i talenti di ciascuno. Simili istituzioni nascono e si consolidano a partire da relazioni simmetriche, libere e ispirate ai criteri di reciprocità ed eguaglianza, dentro un quadro di norme e pratiche ispirate alla cultura del rispetto di regole condivise.

Siamo consapevoli che il prevalere di un’economia e di una finanza orientate alla speculazione e alla massimizzazione dei profitti individuali nel breve periodo è all’origine di una delle più complesse crisi che hanno investito le nostre attuali democrazie nello scenario di una globalizzazione spesso preoccupata di allargare solo gli spazi della libera circolazione di merci e capitali, piuttosto che di assicurare e di accompagnare la libera espressione delle “capacitazioni” delle persone. Occorre trovare nuove alleanze nella prospettiva della cura e della custodia della casa comune: l’ecologia integrale assume pertanto una straordinaria valenza politica che riconosce come lo sviluppo è tale se è autenticamente e unitamente sviluppo umano, sociale, economico e ambientale. Lo sviluppo tecnologico e la diffusione di nuove possibilità organizzative e industriali pone anche la questione di un problematico rapporto tra l’uomo e la tecnologia: ogni rivoluzione industriale è intrinsecamente distruttiva e creativa. Chiude e apre possibilità di lavoro che occorre gestire non in modo meccanicistico o “tecnocratico”, ma dentro una visione integrale capace di individuare nuove possibilità di sviluppo. La politica può e deve riappropriarsi del suo ruolo, in primo luogo della sua funzione di mediazione di conflitti e interessi attraverso nuove forme di partecipazione. Ma anche le imprese, che stanno imparando a ripensarsi come soggetti socialmente responsabili, possono riconfigurarsi come luoghi in cui affrontare e vincere la sfida della partecipazione e generazione di nuove catene di creazione del valore.

Si tratta di questioni molto complesse che non possono essere affrontate né con la superficialità degli slogan né con l’arrogante pretesa demagogica dei populisti, né con il darwinismo sociale determinato dall’accettazione acritica del principio della concorrenza, privato dell’orizzonte del bene comune. Occorre fare la fatica di cercare nuovi paradigmi e di sperimentare politiche che si preoccupino di rimettere al centro la persona in tutte le sue dimensioni. Per questo il Comitato scientifico organizzativo ha inteso promuovere innanzitutto un processo, incoraggiando persone e territori a sfidarsi secondo quattro diversi registri comunicativi: la denuncia, il racconto, le buone pratiche e le proposte.

I quattro registri comunicativi
Si tratta di quattro diverse modalità che concretamente qualificheranno le giornate di Cagliari, volendo soprattutto diventare uno stile e un metodo per ripensare l’impegno sociale e politico dei cattolici in Italia.

In primo luogo occorre dare voce a chi non ha voce, come ricorda il papa, il bene comune non può non essere integrato con l’opzione preferenziale per i poveri. La tenuta di un modello sociale si misura dalla sua capacità di essere inclusivo delle situazioni di vulnerabilità e di marginalità. Ripensare in senso non solo geopolitico il rapporto centro-periferia, riformulare l’agenda politica assumendo la priorità della coesione sociale e dell’inclusione attiva, immaginare un nuovo regime fiscale maggiormente premiale verso processi di economia circolare solidale civile e sociale, modificare l’approccio nelle politiche di sviluppo in una logica più autocentrata e place based: ecco alcune delle prospettive che dovranno essere poste nel dialogo con le istituzioni e le forze politiche e sociali. Ma accanto alla denuncia ed alla proposta, il Comitato ha voluto accogliere la sfida di guardare con fiducia e positività ai processi di innovazione sociale che, come mille punture di spillo, stanno cercando di avviare nuovi processi e “rotture” di prassi del passato: da qui nasce il percorso «Cercatori di lavOro», che sta cercando di effettuare una mappatura di buone pratiche a livello imprenditoriale, istituzionale ed educativo, mettendo in luce la resilienza ma anche la “visione” di chi ha accolto la sfida in una logica positiva e propositiva.

Ma soprattutto la Settimana sociale vuole dar spazio alle persone, ai racconti e alle esperienze, non in uno scontro tra teorie o modelli, ma in un confronto che potrà anche rivelarsi serrato e a tratti drammatico, ma che scommette sulla capacità delle persone di essere reali soggetti di cambiamento in una logica autenticamente collaborativa (Laudato si’, 13).
Non ci sono ricette o formule da cercare, né tanto meno possiamo attendere l’intervento di demiurghi calati dall’alto, occorre dare una scossa alla responsabilità comune di tutti, rimettere in movimento il genio e la creatività che sono certamente un talento del nostro paese, con l’umiltà ma anche con il gusto di costruire alleanze nuove tra credenti e non credenti, tra Nord e Sud, tra giovani ed adulti con fiducia e speranza.

*Vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica per il Settore Adulti e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani

 

Sinodo 2018. L’ascolto passa dal Web

Mar, 27/06/2017 - 09:04
Online il sito con il questionario. Per tutti

La Rete è una dimensione quotidiana nella vita dei giovani. Per questo, la Segreteria generale del Sinodo dei vescovi ha deciso di aprire un canale online dedicato ai protagonisti della XV Assemblea generale, a ottobre 2018. È dunque raggiungibile il sito youth.synod2018.va. «L’intento – spiega la Segreteria generale del Sinodo  – è promuovere una più ampia partecipazione di tutti i giovani del mondo, non solo ricevendo informazione sull’evento sinodale ma anche interagendo e partecipando nel cammino di preparazione». Il sito, infatti, non sarà una semplice “vetrina” informativa, ma offrirà a tutti i giovani la possibilità di compilare un questionario. Si tratta di una serie di spunti forniti in diverse lingue per raccogliere il punto di vista dei giovani e permettere una riflessione più puntuale sulla proposta che la Chiesa offre loro. Le risposte dovranno essere inviate entro il 30 novembre 2017.

Pagine