Coltivare la speranza

Sussidio per accompagnare i ragazzi durante i giorni di campo scuola organizzato dall'Azione Cattolica diocesana per l'estate 2025.

I Giornata

Cosa e chi mi fa muovere? La Pentecoste.

Il brano degli Atti degli Apostoli ci dice che a Gerusalemme, in quel momento, c'era una moltitudine di svariate provenienze, eppure, "ciascuno li udiva parlare nella propria lingua" (v. 6). Ecco che, allora, a Pentecoste le porte del cenacolo si aprono perché lo Spirito apre le frontiere. Come afferma Benedetto XVI: "Lo Spirito Santo dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele – la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri – e apre le frontiere". (cfr. Papa Leone XIV – Omelia di Pentecoste dell'8 giugno 2025)

E noi, come gli apostoli, ci lasciamo guidare dallo Spirito quando non riusciamo a comprendere a pieno il linguaggio dei nostri figli?

II Giornata

Il Servizio

"Trascinarono [Stefano] fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo." At 7,58

Stefano era stato scelto dagli Apostoli tra i primi sette diaconi, affinché li aiutassero nel servizio delle mense, indicandolo come “uomo pieno di fede e di Spirito Santo”. La Chiesa lo ricorda come primo martire: testimoniò la propria fede fino a dare la propria vita. Incuriosisce la presenza di un certo Saulo durante l’esecuzione: si tratta del futuro San Paolo Apostolo. Sicuramente la testimonianza della fede di Stefano, che ha servito la Chiesa fino a dare la propria vita, avrà avuto un ruolo importante nella conversione di San Paolo. Come genitori, quale testimonianza di fede vedono i nostri figli in casa, nelle scelte quotidiane, nei momenti difficili?

III Giornata

Giocati tutto! - Il Battesimo

"Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunuco disse [a Filippo]: 'Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?'" At 8,36

“Se i nostri genitori ci hanno generato alla vita terrena, la Chiesa ci ha rigenerato alla vita eterna nel Battesimo. Anche su ciascuno di noi, rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, il Padre celeste fa risuonare la sua voce paterna, impercettibile all’orecchio ma ben udibile dal cuore di chi crede, che ci accompagna per tutta la vita, senza mai abbandonarci: “Tu sei il mio figlio amato, tu sei la mia figlia amata”. Dio che ci ama tanto, come un Padre, non ci lascia soli.” (cfr. Papa Francesco – Udienza Generale del 9 maggio 2018)

IV Giornata

Il cambio di prospettiva - La conversione di Saulo (At. 9, 1-19)

"Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". Ed egli: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare". Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.

C'era a Damasco un discepolo di nome Anania. Il Signore in una visione gli disse: "Anania!". Rispose: "Eccomi, Signore!". E il Signore a lui: "Su, va' nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista". Rispose Anania: "Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome". Ma il Signore gli disse: "Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome". Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: "Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo". E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.”

…Nella conversione di san Paolo, quella luce lo avvolge, lo fa cadere a terra, lo libera da quel buio che si portava dentro. È una luce che illumina, come sempre la Parola di Dio, e si rivolge a lui direttamente. Lo chiama per nome, gli chiede il perché, lo mette davanti alla radice delle sue scelte…

…Ci fa sperimentare la pochezza della nostra vita e delle nostre risposte, ci mette davanti a noi stessi senza diaframmi. Ma la parola non annichilisce, anzi ci restituisce a noi stessi. Ci fa come rientrare in noi e, per questo, ci lega a dei fratelli…

…“Io sono Gesù”. Io sono per te la luce che vince le tenebre nascoste nel cuore, quelle che possono essere il buio dello sconforto, quelle che si riaffacciano non richieste...

…Saulo si trova in una condizione nuova, un incontro personale e a dover cercare quello che sembrava sicuro. Deve come imparare a vedere e, cieco del suo orgoglio, impara a vedere con amore; e la parola del Signore continua ad aiutarci a vedere.

…Ma abbiamo sempre bisogno di una comunità per vedere e per cambiare e la conversione non è mai qualcosa collocata in un momento particolare, ma ci porta e ci riporta alla comunità dei fratelli. Tutti dobbiamo sempre convertirci al Signore, solo così difendiamo e ricostruiamo l’unità,

l’unità tra di noi, l’unità nel mondo diviso.

Dalla meditazione del card. Zuppi 25 del gennaio 2022, Santa Maria in Trastevere, “Memoria della conversione di Paolo”

V Giornata

Costruiamo relazioni!

"Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci."

"Egli [Apollo] cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio." (At 18,1-4; 24-28)

Aquila e Priscilla sono assolutamente una coppia che genera vita; una coppia che ha saputo tenere gli occhi e il cuore aperti nelle loro relazioni; chi incontra la loro casa sa che è una casa che accoglie, che ristora, che non ingabbia ma anzi dà le ali e rinforza nel coraggio per proseguire il cammino senza chiudersi in se stessi, diventando la versione migliore di se.

Aquila e Priscilla accolgono perché hanno scoperto che il dono dell’accoglienza è il frutto da portare agli altri, sanno che se non lo coltivassero diventerebbero spenti e perderebbero l’occasione di essere coppia generativa, grazie alla quale si attiva un processo di crescita, che porterà a prendere strade nuove.

La loro storia ci insegna che ad ogni coppia, noi compresi, è affidato un seme di accoglienza.

VI Giornata - Il mandato

La prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell'annuncio

"Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento" (At 28, 30-31).

“…Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) – Paolo non ha la libertà di muoversi ma è libero di parlare perché la Parola non è incatenata - è una Parola pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù. Al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (Papa Francesco -Udienza generale 15/01/2020).